Dopo la ‘Giornata della Memoria’, a distanza di pochi giorni, l’Italia celebra il ‘Giorno del Ricordo’ istituito per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, un momento importante nel calendario civile italiano. Un’occasione per ricordare pagine dolorose della nostra storia: le violenze perpetrate dall’esercito e dai partigiani jugoslavi contro gli italiani nei territori della Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, in particolare nei due brevi periodi successivi all’8 settembre 1943 e al 5 maggio 1945. “Questi eventi causarono la morte di migliaia di persone – le stime variano tra 3.500 e 5.000 vittime – e innescarono un massiccio esodo di popolazione italiana da quelle terre. Le foibe, cavità naturali da sempre utilizzate per seppellire i morti e pure per occultare i corpi delle vittime di esecuzioni sommarie, sono diventate il simbolo di questa tragedia”. Ne parliamo con Gian Agazzi, storico di Casaloldo, che analizza il momento storico e i contorni di quella ennesima barbarie “È giusto e doveroso ricordare queste vittime, spesso viste indistintamente come fascisti o occupanti dalla popolazione locale, che subirono violenze terribili in un clima di vendetta e ritorsione.
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