“Non sono uno scrittore. Sono un poliziotto, uno ‘sbirro’ che ha trascorso la propria vita al servizio dello Stato in una città, Palermo, che ha vissuto tanti momenti tragici. Quando nove anni fa conclusi il mio servizio in tanti mi chiesero di raccontare la mia storia. Dissi sempre di no; mai avrei voluto guadagnare anche un solo euro sugli eventi dolorosi o meno di cui sono stato partecipe. Poi un giorno ho cambiato idea per una finalità sociale”. Francesco Mongiovì è un uomo di Stato, un poliziotto che ancora oggi sente la divisa cucita addosso. Anche se la divisa non l’ha quasi mai indossata agendo in borghese per i servizi cui era destinato tra scorte a magistrati e politici o la sezione Catturandi. Per due anni e mezzo è nella scorta di Giovanni Falcone; tra i latitanti catturati figurano Giovanni Brusca, Pietro Aglieri e Bernardo Provenzano. Incontro Francesco Mongiovì a Volta Mantovana e concede un’intervista esclusiva al ‘Gazzettino nuovo’ prima di iniziare la presentazione del libro ‘Uomo di Stato’ (Oligo Editore – 2025) dove racconta e si racconta commuovendosi più di una volta dialogando con l’assessore Alberto Bertini. “In una delle macchine della scorta al Giudice Falcone potevo esserci io se non fossi passato alla ‘Catturandi’. Che sarebbe potuto accadere lo immaginavamo tutti, eppure chi era in quel servizio da volontario, non si è mai tirato indietro.
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